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Futuro del lavoro, le principali tendenze per il 2024

I cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel mondo del lavoro, in particolare dopo la pandemia, sono stati profondi e hanno rivoluzionato il nostro approccio a uno degli ambiti più rilevanti della nostra esistenza. Tanti sono gli esempi: dalla crescita del lavoro da remoto, ai fenomeni della Great Resignation prima e del Great Regret dopo. Dando uno sguardo alle tendenze per il 2024 è evidente quanto questi cambiamenti, che sono ancora in atto, incideranno ulteriormente sul futuro del lavoro. In particolare, sono quattro i trend sui quali soffermarsi in vista del prossimo anno: il superamento dei baby boomers da parte dei GenZs sul posto di lavoro, gli sviluppi dell’intelligenza artificiale (IA) generativa, la crescita di modelli di lavoro ibridi e l’incremento di persone che hanno un doppio lavoro.

 

Sempre più GenZs

Secondo una ricerca di Glassdoor, che ha individuato i principali trend sul posto di lavoro per il 2024 negli Stati Uniti, nonostante l’indebolimento del mercato del lavoro, la Gen Z è pronta a superare numericamente quella dei Baby Boomer nella forza lavoro a tempo pieno. Si tratta di una tendenza globale e anche se i Millennials saranno maggiormente presenti nella forza lavoro per altri 20 anni, l’aumento di talenti provenienti dalla GenZ avrà sicuramente un effetto. In particolare, secondo gli esperti sarà il motore per un cambiamento culturale che le aziende non possono più ignorare. I lavoratori della generazione Z, infatti, hanno profondamente a cuore le connessioni con la comunità, vogliono che la propria voce sia ascoltata sul posto di lavoro, richiedono una leadership trasparente e reattiva e tengono molto alla promozione dei programmi DEI (Diversità, equità e inclusione) sul posto di lavoro. Altra caratteristica fondamentale di questa generazione – che sicuramente avrà un impatto sulle aziende – è la sua maggiore competenza tecnologica rispetto alle generazioni precedenti con una conseguente maggiore apertura all’uso di social media e strumenti di intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

IA generativa

Secondo il “Work Reimagined Survey” recentemente pubblicato da Ernst&Young, si prevede che l’IA generativa “avrà un impatto enorme sul mercato del lavoro, sulla carriera e sui percorsi di apprendimento e sulla realtà del lavoro”. “Con le categorie professionali specializzate in intelligenza artificiale e apprendimento automatico che si prevede aumenteranno nei prossimi cinque anni, anche i dipendenti e i datori di lavoro stanno già investendo in queste tecnologie”, continua il rapporto. Se si vuole essere attraenti per le aziende è dunque fondamentale familiarizzare con i vari strumenti di IA generativa, capire come funzionano e migliorare le competenze nel loro utilizzo e sviluppo integrandoli nel proprio curriculum.

 

Modelli ibridi

Anche le modalità di lavoro stanno cambiando: un’intera settimana con lavoro da remoto al 100% sta diventando sempre meno comune, con l’incremento di modelli ibridi per adattarsi alle crescenti esigenze delle aziende e della forza lavoro. Una ricerca di AT&T Business prevede che nel 2024 il modello di lavoro ibrido sarà adottato nell’81% delle aziende statunitensi (rispetto al 42% del 2021), con la Gen Z tra i suoi sostenitori più entusiasti. Il lavoro da remoto invece, secondo le previsioni, nel 2024 sarà scelto solo dal 19% delle organizzazioni, contro il 56% del 2021. Secondo gli esperti è fondamentale per chi cerca lavoro essere flessibili ed essere disposti ad accettare che la propria vita lavorativa si svolga in parte da remoto e in parte in presenza.

Doppio lavoro

Infine un’altra importante tendenza da tenere in considerazione per il 2024 è l’aumento di persone che svolgono attività secondarie rispetto al loro lavoro principale: secondo una ricerca condotta negli Usa di Side Hustle Nation il 70% delle persone appartenenti alla generazione Z e il 50% dei millennials affermano di avere o essere alla ricerca di attività secondarie. Il dato è da inserire in un contesto economico di difficoltà, con l’inflazione galoppante e l’aumento del costo della vita un po’ ovunque nel mondo, che ha un impatto enorme sulle persone in generale e quindi anche sui lavoratori. A spingere verso la scelta di un secondo (o terzo) lavoro è che non si possa mai essere troppo sicuri della propria carriera principale, quindi avere un piano di riserva, un’altra fonte di reddito su cui ricorrere in caso di emergenza, licenziamento, ecc., è sempre un’idea saggia.

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